La presente edizione del Chronicon Sacri monasterii Sublaci (anno 1573), a firma di Gugliemo Capisacchi da Narni, monaco stabilito nel monastero di S. Scolastica, costituisce una nuova tappa nella duplice opera di riscoperta e divulgazione delle antiche fonti della storia sublacense.
L’idea dell’edizione del suddetto manoscritto – rimasto sino ad oggi inedito – si inserisce nell’alveo di un progetto di più ampio respiro concernente la pubblicazione delle fonti scritte dei protocenobi benedettini, nella sollecita volontà di restituirle ad un più vasto circuito della ricerca, anche mediante la traduzione integrata al testo trascritto. In vista di tale progettualità, si stanno rendendo fruibili alcuni elementi insostituibili dell’indagine storica – come le antiche testimonianze scritte – quali strumenti idonei ad attuarla e a porre in essere un’autentica lettura del nostro comune passato.
Sono del resto di questi ultimi anni importanti iniziative culturali che ben esemplificano quanto sopra accennato e che ne costituiscono solida base di partenza: mi riferisco ad un variegato campo di ricerca, in cui l’analisi delle fonti e delle emergenze strutturali-artistiche hanno proceduto di pari passo alla salvaguardia ed alla comprensione sempre più attenta e puntuale della millenaria storia del monastero e delle strutture ad esso connesse.
Sono già all’attivo varie iniziative tradotte in concretizzazioni di incontri, studi, mostre, pubblicazioni. Esse spaziano nei più diversi ambiti della nostra storia; per quanto attiene l’edizione delle fonti, mi riferisco, ad esempio, alle edizioni del Chronicon Sublacense (del 1991, a cura di Raffaello Morghen, con traduzione di Arturo Carucci), alla Storia di Subiaco e suo distretto abbaziale (1834), di Livio Mariani (1a edizione a cura di Michele Sciò, del 1997); per gli anni ’80, all’edizione del Sacramentarium Sublacense (del 1981), a cura di Monsignor Pagano, all’agile trascrizione e traduzione ad opera di Monsignor Andreotti (del 1981) del racconto agiografico di Santa Chelidonia (dal noto Lezionario del XIII secolo [manoscritto XXII]), alla pubblicazione delle Edizioni del secolo XVI, a cura di Amalia Colucelli (del 1987); tale ambito ben si confronta con quanto effettuato e reso noto nell’importante volume del 2004, dal titolo Lo Spazio del silenzio, in cui lo spazio che compete gli antichi codici, i testi documentari ed i primi incunaboli a stampa si integra efficacemente con l’approfondita presentazione degli interventi restaurativi realizzati in diverse realtà strutturali del monastero ad opera della Sovrintendenza ai Beni Architettonici e dell’Istituto Centrale per il restauro, senza dimenticare validi studi a carattere storico-artistico, quale ad esempio il testo di Paola Nardecchia, Pittori di frontiera (del 2001) e a carattere storico-archeologico, quale il volume edito nel 2002, dal titolo Acta 15. Centenario della venuta di s. Benedetto a Subiaco: celebrazioni benedettine, 1999-2001, che costituisce un significativo punto degli studi sulle origini e sulla più antica fase del monachesimo sublacense.
Questo è l’ambito in cui è nata la presente edizione: l’opera di Guglielmo Capisacchi, dotto monaco del XVI secolo, si presentava come un testo complesso da editare, sia per le caratteristiche più strettamente paleografico-tecniche sia per la cospicua congerie di informazioni in esso contenuta. Così il progetto dell’editrice è stato teso a presentare un testo rigoroso sia per quanto riguarda le caratteristiche linguistico-paleografiche sia per una traduzione che vuole rispettare il modulo narrativo dell’autore, ma al contempo chiaro ed accessibile per quanto concerne l’organizzazione testuale degli aspetti essenziali-costitutivi (trascrizione-traduzione) e complementari (paragrafi introduttivi, note ed indici). Il racconto ci viene restituito, anche visivamente, secondo il modus scribendi dello storico del XVI secolo.
Leggendo il Chronicon si impara a conoscere la persona di Capisacchi in un modo tale che alla fine ci si accorge che, nella sua lunga opera di monaco e studioso, egli stesso diventa la memoria storica che racconta, voce e silenzio, realtà e speranza di un ideale di vita così aperto all’“universo mondo” in quanto così personalmente vissuto.
La vasta congerie delle fonti cui Capisacchi attinge e la sostanziale freschezza intellettuale di questo autore, vissuto nel delicato momento di passaggio tra Rinascimento e Riforma, fa della sua opera un testo particolarmente apprezzabile dal punto di vista storico-letterario e può contribuire ad aprire interessanti campi d’indagine e nuove comprensioni storiche.
Abate ordinario di Subiaco dom Mauro Meacci
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